Il secondo capitolo della saga Inside Out 2 della Pixar conquista il botteghino mondiale ed italiano ottenendo l’incasso più alto per il primo giorno di proiezione, sfiorando i 4 milioni, da inizio pandemia.
Riley è cresciuta, è diventata ormai adolescente, le sue emozioni invece restano uguali all’interno della giovane ragazza. Ma stavolta con l’arrivo della pubertà piombano nel quartier generale nuove emozioni, ampliando fisicamente il quartier generale che governa Riley.
Nuove emozioni
Ansia, Noia, Invidia e Imbarazzo, capeggiate dalla prima, si insediano nella vita della ragazza spodestando quella Gioia (spesso immotivata) infantile, proprio perché nell’adolescenza proviamo emozioni più sfumate meno nette, sono infatti i periodi dei cambiamenti fisici e umorali.
La Pixar, dopo un paio di film non riuscitissimi, torna a farsi apprezzare da tutti puntando sulla semplicità della trama, non delle emozioni che risultano essere più complesse, con più sfumature.
Come succede anche per i più recenti film Disney, anche la Pixar ha deciso di adottare questa filosofia secondo la quale il nemico narrativo, non è un vero e proprio villain, ma risulta essere un buono che non riesce a comportarsi bene.
Non siamo le emozioni che proviamo
Il protagonista della storia non è Riley, ma le emozioni che proviamo, anche se come dice Tristezza a Gioia: “È Riley a prendere le decisioni, non noi”.
Non siamo le emozioni che proviamo, ma loro definiscono solo i nostri comportamenti, il nostro agire, ma la nostra coscienza è dettata, come anche Gioia scoprirà, dalle nostre vittorie ma anche dalle nostre sconfitte.
La semplicità di Inside Out 2 unisce le varie generazioni e riempi le sale nostrane e di tutto il mondo, e Pixar compie una scena coraggiosa per questo tipo di film, lasciandoci un finale aperto, perché vincere o perdere non importa ai fini della nostra consapevolezza di noi stessi.
